Nessie approda in Parlamento
Si arrende anche l’ultimo “cacciatore”: il mostro di Loch Ness non esiste
Steve Feltham
Il su richiamato Steve Feltham è considerato l’ultimo cacciatore del mostro di Nessie, l’affettuoso
appellativo con cui viene identificato il mostro di Loch Ness, e tempo ha dichiarato che cessava l’attività in
quanto si era convinto dell’inesistenza di detto sauropode. Di diverso avviso sono i criptozoologi, ricercatori
di animali non riconosciuti dalla scienza. Se dovessimo annoverare Matteo Renzi in una di queste due
fazioni, ora certamente la sua appartenenza sarebbe ai sostenitori dell’esistenza del simpatico lucertolone.
Il mostro di Loch Ness esiste, il plesiosauro non naviga però nelle acque limacciose del bacino scozzese, ma
in quelle placide, ma sicuramente più pericolose del Parlamento italiano. Non si chiama Nessie, ma Denis
Verdini, l’assonanza nella pronuncia appare oltretutto evidente, e stando al nostro beneamato premier non
è certo un mostro cattivo.
Repubblicano prima, fedelissimo forzista del Cavaliere poi, sempre pronto a virare sulle sponde più consone
a garantirgli passaggi di potere, eminenza grigia del famigerato e segretato “Patto del Nazareno”, non è un
mostro, ma qualche piccola ruga sull’immacolata veste la tiene. Il nuovo sponsor dell’aureo Matteo ha
pendenti una varietà di indagini e procedimenti penali, corruzione a La Maddalena, loggia P3, loggia P4,
finanziamento illecito per La Stamperia a Roma e corruzione per l’appalto Scuola Marescialli, bancarotta
per Toscana Edizioni e, last but not least, truffa, bancarotta fraudolenta e fallimento del Credito
Cooperativo Fiorentino con commissariamento da parte di Bankitalia e pignoramenti dei beni, e perché
Bankitalia arrivi a questo ce ne vuole.
Ma d’altronde il nostro machiavellico premier non è uno che stia a guardare tanto per il sottile, da buon
fiorentino ricorda che il “fine giustifica i mezzi”, scaricata la sinistra (parole che non gli fa mai dormire sonni
particolarmente tranquilli), accantonati gli scritti gramsciani, tutta roba polverosa, non per niente ha
dichiarato di leggere Fukuyama, uno che nei suoi libri ha asserito che la democrazia liberale e lo stile di vita
occidentale portano alla fine dello sviluppo della società socioculturale, ha subito imbarcato il buon Denis
come nuovo socio del suo cerchio magico.
Cercando di emulare il “Divino Giulio”, il nostro Denis, fra una canzone all’Apicella ed uno stornello, ha
declamato al popolo che “i voti non puzzano”, e con Renzi ce ne stiamo accorgendo, ecco mancano ancora
quelli di Salvini e della Meloni, ma solo questione di tempo. E lanciato nuovamente nell’Olimpo della
politica il Presidente di Ala, la nuova compagine verdiniana dei fuoriusciti forzisti, ha aggiunto di “essere
anche pronto a riformare la giustizia con Renzi”, cosa che leggendo il paragrafo sopra descritto non può
stupire più di tanto.
MAURIZIO DONINI